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La
Pastorale del "prima" e del "dopo"
pellegrinaggio
Mons. Oreste Bunino |
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Da che cosa dipende la buona riuscita di un pellegrinaggio? Per dare una risposta occorre intenderci sul termine "riuscita". L'etimologia di questa parola sembra voler sottolineare che il pellegrino "esce ancora una volta" da un'esperienza forte, qual'è quella del pellegrinaggio, rinnovato interiormente, rinvigorito nella fede, rincuorato nella speranza e deciso a giocare la sua vita sulle strade dell'amore perché l'incontro con Dio ed i fratelli gli hanno aperto degli orizzonti nuovi di impegno concreto. Diverse componenti giocano nel determinare questi effetti, in primo luogo, il ruolo più importante è rappresentato dalla Grazia di Dio che opera meraviglie nel cuore degli uomini. I giorni del pellegrinaggio sono tempi di grazia: il Signore si serve di ogni occasione, anche la più piccola, per illuminare, correggere, scuotere e cambiare il cuore e la vita degli uomini. Tuttavia una domanda sorge spontanea: quel pellegrinaggio non avrebbe forse potuto produrre frutti più profondi se il pellegrino fosse stato aiutato prima del pellegrinaggio a creare condizioni di spirito migliori per accogliere il dono di Dio? O ancora: i frutti non sarebbero stati più duraturi nel tempo se quel pellegrino avesse avuto alle spalle una comunità che, dopo averlo preparato, lo accoglie poi per sostenerlo nel suo impegno? La questione perciò si pone su due versanti: quello dell'"ex-opere operato" secondo la buona teologia antica, che ci assicura che Dio è sempre al lavoro all'interno del cuore degli uomini e quello dell'"ex-opere operantis" che comprende tutto il lavoro individuale o collettivo che può determinare migliori condizioni interiori per accogliere il dono di Dio. Se vogliamo fare un raffronto tra pellegrinaggio e comunione euucaristica potremmo dire che le comunioni eucaristiche sono molte, quelle fruttuose un po' meno per impreparazione, superficialità, disattenzione. L'avere posto la questione in questi termini ci porta ad allargare il discorso alla pastorale del pellegrinaggio, prima e dopo. La pastorale è quel complesso di mezzi attraverso i quali si raggiungono gli obiettivi e i risultati che si desiderano o almeno si auspicano. C'è una pastorale dei sacramenti, della famiglia, del tempo della malattia e c'è una pastorale del pellegrinaggio attraverso la quale si cerca di promuovere pellegrinaggi fruttuosi spiritualmente, sia per le persone che lo compiono sia per le comunità che lo promuovono. In questa prospettiva il pellegrinaggio non può essere un "masso erratico" se non si vuole che sia destinato al fallimento o all'inutilità. Troppo spesso diocesi, comunità parrocchiali, movimenti ecclesiali o associazioni decidono un pellegrinaggio che nasce come momento estemporaneo senza far parte di una programmazione pastorale almeno annuale. In concreto ogni pellegrinaggio
dovrebbe prevedere quattro tappe, tutte importanti
allo stesso modo: 1.
Preparazione remota 2.
Preparazione prossima 3. Svolgimento
del pellegrinaggio 4. Dopo
pellegrinaggio Resta il grande problema dei
pellegrini isolati, quelli che senza far parte di un
gruppo organizzato, decidono di fare un
pellegrinaggio. Al di là delle motivazioni che
stanno alla base della decisione del pellegrino c'è
un vasto campo di pastoralità che coinvolge tutti
gli operatori pastorali che in qualche modo vengono a
contatto di questi pellegrini isolati: sacerdoti
confessori, guide tecniche o direttori spirituali.
Lasciamo alla grazia di Dio operare nel cuore di ogni
pellegrino nella certezza che lui può cambiare i
cuori di pietra in cuori di carne. |